Il report sulla situazione delle colonnine elettriche

Motus-E, associazione degli operatori del settore della mobilità elettrica, ha pubblicato i dati della sua rilevazione annuale sull’andamento dell’installazione delle colonnine per la ricarica.

Il parco auto elettrico italiano è sempre in aumento di anno in anno, soprattutto considerando anche i veicoli ibridi. Ciò che spingerebbe ancora di più la transizione alle nuove forme di energia pulita è proprio l’infrastruttura delle colonnine di ricarica.

Motus-E con questa indagine fotografa una situazione positiva che può però avere dei punti di miglioramento. In generale, la rete pubblica italiana di ricarica per i veicoli elettrici nel 2021 è cresciuta del 35%. In particolare, sono state installate un totale di 6.700 nuovi punti di ricarica arrivando a un totale di 26.024 connettori. Le colonnine sono raggruppate in 13.233 infrastrutture, ovvero stazioni dotate di più connettori. Anche le infrastrutture nel 2021 hanno visto un aumento del 36%.

Una crescita veloce, dunque, che lascia ben sperare anche per i prossimi anni. Da considerare poi che, la stragrande maggioranza dei punti di ricarica (il 79%), si trova su suolo pubblico e che solo il 21% è su suolo privato, ma sono comunque accessibili alle persone nella gran parte dei casi. Abbiamo fatto il punto della situazione insieme a Matteo della Concessionaria Grignani.

Colonnine elettriche: la rete è abbastanza sviluppata?

Il 2021 è stato l’anno in cui siamo passati da una rete di ricarica rudimentale a qualcosa di decisamente più strutturato. Tuttavia, ci sono diversi punti su cui c’è ancora molto da lavorare prima che l’Italia possa dirsi soddisfatta.

Il primo è senza dubbio la velocità delle colonnine. La maggior parte di esse ha infatti una potenza pari o inferiore ai 22 kW. Nel dettaglio si tratta del 17% con potenza inferiore ai 7 kW e del 73,6% che si stanzia tra i 7 e i 22 kW. La ricarica lenta è un problema perché spesso non è compatibile con l’energia necessaria a ricaricare le nuove batterie in tempi accettabili e questo renderebbe le colonnine difficilmente utilizzabili.

La seconda questione su cui interrogarsi è lo squilibrio della ripartizione dei punti di ricarica. Sul totale, il 57% delle infrastrutture è collocato al Nord, il 23% è al Centro e solo il 20% al Sud. Solo la Lombardia possiede il 17% di tutti i punti del Paese.

Le città più connesse sono Roma, Milano e Firenze in valore assoluto, mentre Firenze e Bologna facendo il calcolo in proporzione agli abitanti.

Terza e ultima sfida della rete di ricarica elettrica in Italia è la presenza delle colonnine in autostrada. Ad oggi, ce ne sono ancora troppo poche: parliamo di circa 1,2 punti di ricarica ogni 100 chilometri di autostrada per un totale di 118 connettori pubblici. In questo caso, la maggior parte è ad alta potenza.

Colonnine ricarica auto: qual è il trend e cosa aspettarsi

Il 2022 probabilmente sarà ancora un anno molto buono per le infrastrutture di ricarica elettrica. Il PNRR ha stanziato ben 750 milioni di euro per installare 21.400 nuovi punti di ricarica entro il 2025 e queste risorse sono pronte per essere sfruttate. Già sul finire del 2021 si è intravista una tendenza a installare connettori un po’ più potenti e ci auspichiamo che il trend resti questo anche per gli anni a venire.

Per quanto riguarda invece la presenza delle colonnine di ricarica in autostrada, il piano avviato da Free-to-X prevede nel 2022 di colmare, almeno in parte, la lacuna che si è venuta a creare sul sistema autostradale. Ci si sta attivando per avere accordi anche con alcune stazioni di servizio e ottenere così la possibilità di piantare dei punti di ricarica anche in queste aree.

In generale il settore sembra muoversi nella direzione giusta e grazie alla “benzina”, qui “elettricità”, messa dal PNRR la transizione all’elettrico non è mai stata così veloce. Una volta che la rete sarà completa, comprare un’auto full electric sarà più facile per milioni di italiani.

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